giovedì 22 gennaio 2009

Come una rana d'inverno

"Considerate se questa è una donna

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d'inverno."

Primo Levi, Se questo è un uomo, p.7


Questa è l'immagine data da Primo Levi delle donne ad Auschwitz, private della loro identità, della loro materità, della loro sessualità, della loro femminilità, colpite ancora più degli uomini nel corpo e nell'animo, martoriate, mutilate e mortificate. Private del loro bene più grande, quello di donare la vita. E private al ritorno del diritto di essere testimoni, non ascoltate, non viste, non volute. Ma con una risorsa in più, quella della solidarietà, di essere "maglie, se una si perde, si perdono tutte" (Giuliana Tedeschi). Questo il filo seguito da un libro, molto bello, che vi consiglio: Daniela Padoan "Come una rana d'inverno. Conversazioni con tre donne sopravvissute ad Auschwitz", Bompiani Tascabili 2004. Raccoglie tre interviste a tre donne, Giuliana Segre, Goti Bauer e Giuliana Tedeschi.

Apre a mille riflessioni, a una in particolare, almeno per me: la difficoltà di ascoltare, di accogliere la richiesta che Améry indica "porsi come il prossimo", di non nasconderci dietro alla parola "inimmaginabile" ma affrontare, senza filtri o maschere questa storia, che è la nostra storia, e farla presente come non può che essere tale per coloro che l'hanno vissuta nella più dura verità. Ascoltare e lasciarci coinvolgere, per non dimenticare, di più: per far sì che il nostro animo non si faccia influenzare dalla retorica, dalla falsa commozione, e non lasci spiragli a revisionismi e ambiguità.

Come recita la prefazione di Furio Colombo "Questa è la testimonianza unica di tre vite di donne che contro il più vasto e perfetto programma di morte che sia mai stato organizzato sono qui a raccontare. Ascoltatele".

1 commenti: