venerdì 6 marzo 2009

Cari amici
è da giorni che non pubblico niente. E' da giorni che mi metto davanti al computer, raccolgo le idee, cerco le informazioni e mi rendo conto che non posso parlare di tutte le guerre in corso e di tutte le violazioni dei diritti umani. Allora chiudo la pagina. Peacereporter dice che nell'ultima settimana sono morte circa 764 persone in tutti i paesi in guerra. Mi accorgo che per parlare di uno solo di questi paesi avrei bisogno di pagine e pagine e poi, io non ne so niente. E poi, il coordinamento non è un mezzo d'informazione, ce ne sono già così tanti, alcuni molto validi. Noi possiamo solo segnalare piccole cose nel mare e farle nostre. Siamo nati per ridiscutere la nostra presenza sul territorio bellunese...ne vogliamo discutere?
Potrei parlare della pace. La pace è...?
Posso dire che l'Italia sia un paese di pace? Da persona che ripudia la violenza certamente no. E' vero, non siamo al centro di una guerra, ma quanti conflitti giornalieri sulla nostra terra! Parole inutili, cose già dette.
Tra pochi giorni ricorre l'anniversario dell'impiccagione dei dieci partigiani al bosco delle castagne. Così in questo periodo dell'anno mi capita di riprendere in mano le "Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana" (a cura di Piero Malvaezzi e Giovanni Pirelli, Einaudi 1952).
Rileggo le parole di Arturo Braccini, fucilato a Torino il 5 Aprile 1944, alla figlia: " Sarò fucilato all'alba per un ideale, per una fede che tu, mia figlia, un giorno capirai appieno" e alla moglie " Tu sai perchè io muoio. Tienilo sempre presente e fallo sempre presente a tutti, specialmente alla nostra bambina, il nostro sangue, la nostra vita". Non vado oltre perchè dopo un pò mi si stringe qualcosa dentro e mi riempie il cuore di amarezza. Forse perchè queste lettere sono così piene d'amore, sono un grido alla vita e alla pace come solo chi vede la propria morte di fronte sa trasmettere.
Allora a domenica Mario, Giuseppe, Francesco, Marcello, Pietro, Giuseppe, Ruggero, Giovanni, Guido, Joseph!

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